Già. Giorni strani, questi.
Son giorni color grigio creta. A dir la verità quello della creta cruda non è proprio un grigio, ha una punta di verde e una di marrone. Solo per esser precisi, ché ultimamente la precisione ha la sua importanza. Metter i puntini sulle i, ad esempio, sembra facile, ma se li metti storti spesso vai a far dei guai.
Comunque, sai che succede? la mia tavolozza mi boicotta! Al mattino entro qui nello studio con l’idea di prepararla, e quella si nasconde.
Sarà che l’ultimo quadro non lo voleva proprio fare, e l’ho praticamente costretta. D’altra parte ci vuol un po’ di polso ogni tanto, chi comanda, io o lei? Per caso è in grado di dipingere da sola? Ma che diamine! Ormai tutti hanno le verità in tasca e mi giran a destra e a sinistra…se non mi tiro su le maniche qui finisce che mi si mangian ragioni in testa da mane a sera.
Eppure gliel’ho spiegato con santa pazienza che quel quadro bisognava finirlo, me la son messa sulle ginocchia e con le buone le ho detto che nella vita non si può far sempre quel che si vuole. Eh, magari. Il Paradiso, allora? Mica te lo regalano con il Tide, sai?
La vita è sacrificio, ci hanno sempre insegnato, e non sarà un pezzo di legno a poter cambiar le regole del gioco. Ci mancherebbe.
Ma vedi, il problema è che la mia tavolozza non è che non abbia una morale, ne ha una tutta sua. Lei, per dire, non conosce il senso del dovere. Eppure quando l’ho portata a casa le ho insegnato subito le regole del sì e del no: patti chiari, amicizia lunga, le ho precisato. E poi le ho fatto tutto un elenco dei moralmente complementari e dei giustamente primari e dei perdonabilmente neutri. Ma lei se ne frega, dice che la morale uno se la cuce addosso e che anche quelli che sembran tanto buoni e bravi in realtà son solo pigri.
E allora mi ha spiegato la sua teoria: l’esser buono&pio, dice, in realtà è molto più comodo che esser cattivo. Il buono ha delle regole da seguire che gli han fatto trovare già pronte all’uso e lui non deve far altro che mettersi in fila per due e camminare in avanti a passo svelto, sbirciando ogni tanto il foglietto del si fa e del non si fa, ché spesso non lo riesce nemmeno ad imparare a memoria. Alla sera il buono&pio se ne va a dormire come un angioletto, in pace col mondo intero. Tutti gli voglion bene e avrà solo sogni senza rughe e color rosa pesca. Il cattivo, invece, che le regole se le deve ricamar giorno per giorno, arriva a sera stanco morto, perché avercela col creato e nello stesso tempo esser sempre intelligente, è come zappare un campo di rape con una spatolina del 2.5. E non può nemmeno dormir sereno, altrimenti che cattivo sarebbe. E poi star lì a ricordarsi i rancori…le invidie…intrecciar vendette a rete larga o stretta, dipende dall’offesa. Non è vita facile, credi, mi diceva la tavolozza guardandosi le unghie.
Io, che già son una che non si lascia convincer facilmente, ascoltavo questi discorsi con aria dubbiosa, ma la perfida m’ha steso con l’ultimo argomento. S’è tirata in piedi, e, visto che per una tavolozza non è mica facile star su dritta, voleva dire che aveva una gran verità da tirar fuori, io l’ho guardata a bocca aperta per l’attenzione, lei allora m’ha puntato il dito contro e con la sua vocetta da iosotutto m’ha sparato lì un e poi a voi buoni vi si perdona anche l’idiozia! e se n’è andata da un pittorevero a far vacanza.
Non ho parole! Proprio a me che dico sempre che non me ne frega niente del darfur.
bontà
del perché sia meglio esser buoni
…adesso come adesso non me lo ricordo più.
del perché sia meglio esser buoni
domani la spiegazione, ché oggi son stanca.
dubbio
scubidù
Stamattina di buonora me ne stavo sotto le fresche frasche a contar una ad una le foglie del gelso bianco, quando improvvisamente mi sono accorta che è da un po’ di tempo che non vedo più in giro il Senso. Mi son guardata attorno e ho visto i soliti cinque che, più o meno vispi, si litigavano un pezzetto di mondo; li ho messi in riga, in silenzio, guai a chi parla, e poi ho cercato ancora, sotto il divanetto di ferro battuto, sotto il tavolino, dietro i cespugli: niente. Del Sensovero nessuna traccia.
Allora, sempre più agitata son tornata in casa, dove di solito ne trovo sempre un po’ nel mio studio, tra colori e tele. Invece nulla. Nessun Senso ad aspettarmi. Ma com’è mai possibile viver senza Senso, mi son chiesta, e il panico m’ha tolto il respiro e il cuore mi batteva così forte da far saltar la catenina al collo. Da morir lì sul posto, eh?
Ecco perché ho pensato a te, e son corsa qui a suonarti il campanello per chiederti se per caso me ne puoi prestar tu una scodellina. Basta poco, ché ormai non è che me ne serva un quintale. Mi basta una manciatina di Senso per tirar a sera. E guarda, non è nemmeno tanto importante che sia buonsenso, mi accontento che abbia una buona consistenza. Che viva di una vita sua, bello sicuro di se stesso. Che non mi caracolli alla prima domanda a trabocchetto, del tipo, ma che senso ha? Mi deve risponder franco e determinato, circostanziando ogni affermazione senza batter ciglio. Tu pensa che una volta facevo scubidù di giorni a Senso pieno. Facevo asole a destra e sinistra del nodo, e poi intrecciavo i due fili. E tiravo tanto di qui e tanto di lì: attenzione, con forza identica da entrambe le parti, altrimenti si rischiava di scombinar tutto il gioco della vita. E così via, mattino-sera-mattino. Inverno-estate-inverno. Principio-fine-principio, ché, un tempo fa, era tutto così sensato che si terminava sempre con un inizio. Ne ho una scatola piena di giorni a scubidù, sai? obliqui, a colori alterni, col filo trasparente, a quattro, a sei, perfino ad otto fili. Dipendeva dal momento. Non era un problema, intrecciavo e andava bene così, e quando mi stancavo bastava far un bel nodo ai fili della giornata, già pronta ad iniziarne un’altra.
Quindi, per non farti perder tempo, ché vedo che stai già cercando una scusa per salutarmi, se te ne avanza, mi impresteresti un paio d’etti di quello vero, quel tanto che basta per poter dar senso a tutto ciò? e non ti preoccupar per la scodellina, te la riporto domani come nuova, lavata col bicarbonato e quel po’ di sale che m’è rimasto.
indovinestate con premio vero
regolamento:
1-indovinare cosa si nasconde dentro la creta.
2-motivare con dettagli.
2bis-non far finta di sbagliare per non vincere il premio.
3-son già stanca.
nero
leonardo
48. Della vita del pittore nel suo studio
Acciocché la prosperità del corpo non guasti quella dell’ingegno, il pittore ovvero il disegnatore deve essere solitario, e massime quando è intento alle speculazioni e considerazioni, che continuamente apparendo dinanzi agli occhi danno materia alla memoria di essere bene riservate. E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo, e se sarai accompagnato da un solo compagno, sarai mezzo tuo, e tanto meno quando sarà maggiore la indiscrezione della sua pratica. E se sarai con più, cadrai di più in simile inconveniente; e se tu volessi dire: io farò a mio modo, io mi ritrarrò in parte per poter meglio speculare le forme delle cose naturali, dico questo potersi malfare perché non potresti fare che spesso non prestassi orecchio alle loro ciance. E non si può servire a due signori; tu faresti male l’ufficio del tuo compagno, e peggio l’effetto della speculazione dell’arte. E se tu dirai: io mi trarrò tanto in parte che le loro parole non mi perverranno e e non mi daranno impaccio, io in questo ti dico che saresti tenuto matto, ma vedi che così facendo tu saresti pur solo?











